Nov. 18th, 2011

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Seguire in diretta la situazione sentimentale dei vecchi compagni di scuola via facebook o, per alcuni (IO NO) rivederli a quelle meravigliose feste di classe, ti fa rendere conto, nonostante i tempi siano cambiati e si sia nella fascia d'età sotto i trenta, di quanti ancora preferiscano abbracciare la via tradizionale dello "sposiamoci e prolifichiamo", mentre magari tu, dalla tua, stai ancora lì a dannarti l'anima nell'entusiasmante mondo dell'istruzione, sputando sangue mentre stai facendo uno stage non retribuito e senza rimborso spese, o muovendo i primi passi nel mondo del lavoro (precario). O invece un lavoro sicuro ce l'hai pure, ma nonostante ciò, sei alla ricerca del famoso stimolo in più, che ti fa concentrare totalmente nella tua realizzazione in ambito professionale, accantonando, o non contemplando, una visione di te in ambito familiare.

La cosa meravigliosa di quando parli con la categoria degli ammogliati/conviventi/accasati/sgravatori di prole (soprattutto se di sesso femminile) è quel palese senso di pietà nei tuoi confronti che traspare dalle loro parole, che ti fa intendere, senza alcuna ombra di dubbio, che stanno pensando " 'anvedi sta sfigata".
Dall'altra parte però tu, ferma nella tua convinzione che essere moglie-amica-amante-baby sitter-badante di un uomo e genitrice dei suoi figli non è l'unico scopo di codesto travaglio chiamato vita, non puoi fare a meno di pensare, a tua volta, " 'anvedi oh, ma come fa questa ad accontentarsi di un'esistenza così?"

CHIARAMENTE io faccio parte di questa seconda categoria. Non ho mai sognato di percorrere in lacrime e di bianco vestita la navata di una chiesa, nè di avere pargoli tutti miei. Non so se, e in quale misura, questo sia dettato dalla mia natura indipendente, dalla paura di rimanere intrappolata in una relazione a lungo-termine rimanendone "castrata", da traumi passati mai superati e da esempi di figure maschili in famiglia "eccessivamente positivi" (e che quindi, in un qualche modo, alzano il tuo standard...perchè è così,perdio). Probabilmente è la combinazione di tutte queste cose. Sta di fatto che questo modo di intendere la vita, mi aveva finora portata a pensare che una donna di casa senza un impiego di lavoro "esterno" fosse necessariamente una donna frustrata.
Dico "finora" perchè sono stata smentita su tutta la linea.

Ieri mi sono imbattuta in una coetanea pienamente soddisfatta della sua realtà di madre, moglie e collaboratrice all'interno dell'attività familiare. Niente musi duri, ansia o aria afflitta, ma solo...realizzazione. L'immagine della realizzazione. Non nego che la cosa mi ha spiazzata. Non che non sia contenta per lei, ci mancherebbe; anzi, forse sono stata anche un po' invidiosa. Perchè, per quanto la sua vita mi possa sembrare monotona o ingabbiata in un ruolo, almeno lei ha trovato la sua pace interiore, il suo posto nel mondo. Persone come lei, per quanto si possano "accontentare", hanno senz'altro un equilibrio che io, nel mio eterno peregrinare, non troverò mai.

Probabilmente è vera la storia che ognuno di noi, nella vita, ha un percorso proprio da intraprendere e portare a termine, un ruolo da rivestire e degli obiettivi da raggiungere, che possono differire totalmente da quelli di un altro perchè trattasi di destini diversi.
Destini o non destini, c'è chi ha una vita facile con il proprio IO interiore e chi no. Ed ecco, io no.

Che due maroni sto karma pesante.

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