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I giorni di ferie, in compagnia della prode [livejournal.com profile] isha00, quest'anno si è deciso di farli ruotare, in vario modo, attorno al tema "montagna".

La montagna, ad esclusione degli appassionati che ne fanno spesso una vera e propria filosofia di vita, viene talvolta guardata con sufficienza o addirittura con un'ombra di derisione, in quanto si tende a collegare l'immagine delle alte quote con quella del montanaro ignorante che veste pelli di capra. Per non parlare poi del nonno burbero di Heidi e le caprette che fanno ciao. Un festival di tristi clichè che tralasciano il fatto che, spesse volte, si riscontra più saggezza ed intelligenza in persone che vivono a contatto con la natura in queste zone impervie, che in genti che hanno basato la propria esperienza di vita esclusivamente sui libri. Gli ostacoli aguzzano l'ingegno, come si suol dire. Senso pratico e umiltà sono altri due tratti che ho spesso riscontrato in questa gente. Chi sta in montagna e vive di agricoltura e allevamento è fatalista e raramente cade nella trappola del sentirsi onnipotente, come invece è accaduto, prima della recente crisi, a numerose genti inurbate. La gente che sta in montagna vive in balia degli eventi naturali tutti i giorni di tutto l'anno. Sa che basta una grandinata, l'eccessiva pioggia o qualche tempo di siccità per perdere il raccolto e mettere in ginocchio la propria attività. Sa che è nelle mani di una forza maggiore, la si voglia essa chiamare con il nome di Iddio o di Madre Natura. Naturalmente v'è anche il rovescio della medaglia, una certa chiusura mentale ed un fiero compiacimento nello stare chiusi nella propria piccola realtà, tuttavia vale la pena frequentare questi luoghi e questa gente per cogliere ciò che di positivo hanno da insegnare.

Questo agosto ho dedicato una settimana all'Alto Adige e, grazie all'escursionismo, ho avuto modo di apprezzare, oltre all'aspetto etnologico, anche le particolarità naturali della montagna.

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Credo che ognuno di noi, in tutta onestà, non possa negare di essersi lasciato andare più e più volte in poco eleganti epiteti quando si trattava di apostrofare lo stato dell'arte del palinsesto delle reti nazionali. Epiteti coloriti che si trasformavano in vere e proprie madonne quando si malediva la volta in cui si era pagato il canone.

L'arrivo del digitale e la conseguente moltiplicazione dei canali rai ha però concesso una diversificazione dell'offerta e, personalmente, una maggiore propensione a pagare quello che è uno dei tributi più odiati dagli italiani. In particolare l'avvento di raicinque, obiettivamente uno dei migliori canali tv, ha consentito una maggiore copertura di una tipologia di programma fino ad allora pressocchè latitante: il documentario di viaggio. L'ora fiorente offerta di questo tipo di intrattenimento, nonchè la possibilità di poterne godere tramite rai.tv a qualsiasi ora risultasse più conveniente, mi ha riportata ad apprezzare lo strumento televisivo, sopprimendo man mano quello che era il desiderio sempre più frequente di dar fuoco a schermi lcd, antenne, tubi catodici, ecc.

Da persona avente studiato turismo e da accompagnatore turistico, la categoria del documentario di viaggio mi è sempre stata gradita per il potenziale che ha di far comprendere all'italiano medio (che
all'estero pretende di avere sopraffino cibo italico o caffè tipo quello che fanno al bar all'angolo del quartiere suo) cosa significa davvero fare del turismo.

Tra i documentari maggiormente apprezzati trovo:

OVERLAND [raiuno]
Probabilmente l'unica produzione italica trasmessa dalle reti rai in questo ambito. La storia dei camion arancioni di Overland è lunga e feconda: guidati dall'istancabile Beppe Tenti (tanta stima), hanno cominciato a solcare asfalti, terre, sabbie, ghiacci e, tanto per non farsi mancare nulla, pure acque, a partire dal 1996 con una rotta che li ha portati da Roma a New York, attraverso la Siberia e lo Stretto di Bering. Da allora hanno collezionato qualcosa come 11 spedizioni, migliaia di chilometri e più di qualche rischione corso. L'Overland World Truck Expedition è attivo anche sul piano benefico , essendo portavoce dell'UNICEF e portando assistenza medica nei paesi che attraversa.
Le puntate di Overland, trasmesse per un discreto periodo di tempo in prima serata con un notevole successo di pubblico, improvvisamente e misteriosamente sono state spostate, in successione, in seconda serata, in terza, per poi cominciare a rimbalzare tra altre fasce orarie improponibili. I misteri della vita.

CON I TUOI OCCHI [raicinque]
Sophie Massieu, non vedente dalla nascita, scortata dal cane guida Pongo, viaggia attraverso luoghi scoprendoli tramite tatto, olfatto, gusto e udito. La sua sfortunata condizione, che le impone di godere delle attrattive in maniera 'alternativa', insegna come in verità anche un 'normodotato' dovrebbe concepire il viaggio: più che vedere luoghi, si tratta di viverli. Profondo.

POSSO VENIRE A DORMIRE DA VOI? [raicinque]
Probabilmente il mio preferito dato che, più che ai luoghi, si accosta all'aspetto etnologico del viaggio, alla conoscenza di popoli locali, usi e costumi.
Antoine de Maximy, armato di zaino e telecamera, si muove per i quattro continenti alla ricerca di storie, persone e tradizioni locali da immortalare. Dimentico di ogni tipo di pudore, approccia i locali e pone la fatidica domanda:"Posso venire a dormire da voi?", ritenendo che solo tramite l'accoglienza nelle altrui case si possa sperare di conoscere aspetti del carattere di una persona o di un popolo. Il documentario di Antoine, tra le altre cose, ci fa capire come la cultura dell'ospitalità sia ormai cosa dei paesi in via di sviluppo o del Terzo Mondo, e come l'Occidente si sia scordato della sacralità dell'atto di accoglienza (buffe le modalità con cui viene scaricato lo scocciatore, dal "no, mia moglie non vuole" al "certo, volentieri, vieni stasera all'indirizzo xy" per poi scoprire che era un recapito falso). Interessante e diverso dal solito.

LE TRE SERIE DI SIMON REEVE [raicinque]
Simon Reeve è un documentarista della BBC che ha ideato le serie, periodicamente replicate da raicinque, Equator, Tropic of Cancer e Tropic of Capricorn, volte a testimoniare l'esplorazione dei paesi attraversati dai tre paralleli.
Adolescente dai risultati scolastici poco esaltanti, è passato a diventare uno stimato autore di bestseller e conduttore tv (oltre che un bel figliolo da guardarsi, mentre i vostri uomini indugeranno su Donna Avventura). Serie da vedere.

Se avete qualche altro documentario di viaggio da consigliare sono tutta orecchie.


the world
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  • Non conosco bene i dettagli, ma, di sfuggita, ho appreso che Rossella Urru è libera. Ne sono molto felice.
  • Domani si parte alla volta di Milano per assistere al concerto dei Kasabian. Mi preoccupano:
  1. La location dell'evento che sarà l'Ippodromo del Galoppo in zona San Siro, che, oltre ad ospitare creature trottanti e galoppanti, pare contenga il più grande allevamento d'Italia di zanzare da sterminio di massa;
  2. Una possibile apparizione di J-Ax ad allietare (...) l'evento;
  3. Lo stato di salute vocale di Tom Meighan. Se siete credenti, intercedete presso San Biagio per lui, grazie.         
          Per il resto sono contenta perchè ritrovo dopo tempo la mia sorella karmica nonchè guida spirituale [livejournal.com profile] isha00 con la quale i concerti sono sempre esperienza memorabile, nonchè si avrà un possibile raduno tra logorroiche carampane twittere (<3 )

  •  Sperando nel dio dei mezzi di trasporto su rotaia, gli scioperi e il meteo, venerdì mi avvierò verso l'Alto Adige ZZudtirol per un piacevole finesettimana sempre in compagnia del suddetto guru. Ci recheremo in una località che desideravo vedere da tempo, che, nel mio immaginario, ho sempre considerato magica, e alla quale prossimamente dedicherò qualche riga.

Spero di tornare al più presto con post un po' più pregni, và.
Tschüss.



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When preparing to travel lay out all your clothes and all your money.
Then take half the clothes and twice the money.
Susan Heller
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Bazzicando per il vecchio myspace dell'amico Noel Gallagher, ai tempi in cui si trascinava ancora in tour il ben noto picchiatore di tamburelli (ciao Liam!), lessi della giuoia con la quale si apprestava ad affrontare le date nel nostro paese, che lui amò definire non come patria, ma proprio come "casa spirituale". Fu automatico per me pensare alla mia casa spirituale, l'Irlanda, e stupirmi di come non mi fossi neanche dovuta chiedere quale fosse per me il luogo del cuore, tanto fu automatica l'associazione con l'isola di smeraldo. Questa è l'ennesima, e forse inutile, testimonianza di quella strana sindrome di cui avrete letto, o magari sarete stati dirette vittime, che colpisce chiunque faccia una conoscenza, almeno sul medio termine, dell'isola verde
A distanza di tempo, e con un bagaglio un po' più consistente di esperienza, potrei forse riconoscere che, più che una "casa spirituale", forse per me ha rappresentato il passaggio all'età adulta, il luogo di iniziazione sociale ( ! ), intellettuale ( ?? ), anche sentimentale ( ... ), uno snodo fondamentale nella trafficata tangenziale della vita [raro esempio d'alta poesia ndr]. Ad ogni modo, credo che, anche per chi non sente l'esigenza del "viaggio spirituale" o "di formazione", essa possa rappresentare una terra piena di fascino, assolutamente all'altezza delle aspettative del turista che brama verdi distese, sperduti agglomerati rurali, romantiche abitazioni con i tetti di paglia. L'unico accorgimento è che forse non è opportuno lasciarsi troppo deviare dalle rotte turistiche mainstream.

Turisticamente parlando, il paese ha saputo vendersi bene grazie ad un comparto attento alla promozione, che ha contribuito e beneficiato del risveglio della "tigre celtica" (periodo di grande fervore economico vissuto prima dell'attuale crisi), riuscendo a valorizzare mete turistiche divenute poi di gran moda, come Dublino, Cork e la costa sud-orientale ed occidentale del paese. I poli maggiori di attrazione erano e sono diventati questi, ma personalmente credo che per il suddetto turista, alla ricerca del gusto "der servaggio", esistano aree più rappresentative e soddisfacenti. Una di queste è County Donegal.

Greencastle, County Donegal, Ireland Slieve League, Donegal

County Donegal si trova all'estremo nord del paese, ed è la zona dove le brame stereotipe del turista-tipo verranno chetate: scogliere a picco sul mare, verdi distese immerse nel silenzio, sperduti villaggi con cottage bianchi dai tetti di paglia, antiche chiese dai tetti scoperchiati. E' anche la zona dell'Irlanda in cui è più probabile imbattersi in popolazione rimasta fedele all'idioma irlandese (languente, tendente al morente) e alle tradizioni locali. Unico lato negativo è che, se generalmente in Irlanda c'è un tempo demmerda, qui è peggio. Assicuro comunque che vale la pena soffrire un po'.
Tra i maggiori luoghi di interesse: Donegal town, Glencolumbkille e le scogliere di Slieve League.

Un sito del Donegal al quale però sono veramente legata è il Glenveagh National Park, 16.000 ettari tutelati tra montagna, palude, laghi e foreste, situati a nord-ovest della contea. Il fascino del luogo risiede nel fatto che è assolutamente incontaminato e che nelle limpide acque dei laghi si specchiano, con spettacolari giochi di riflessi, cielo e maestosi pendii. Manco a dirlo, è il paradiso dei fotografi di paesaggi e persino una cretina come me, che saprebbe maneggiare una piccozza meglio di una macchina fotografica, ha ottenuto dei risultati stupefacenti. Purtroppo ai tempi ero ancora morbosamente fedele alla pellicola e, non avendo lo scanner, non vi posso postare i miei tesssori. Ricorro quindi alla manodopera degli utenti flickr che hanno gentilmente dato l'assenso al libero utilizzo delle loro foto.

Glenveagh National Park

Lough Veagh

"All'ingresso" del National Park sta il Visitor Centre che indirizza verso un Nature Trail che porta dritti verso il Glenveagh Castle, una magione ospitata all'interno del parco costruita negli ultimi decenni del 1800, famosa per i giardini lussureggianti che la circondano. Testimonio che, se vi farete foto lì, ne ricaverete risultati piuttosto ilari: sfondi esotici di pianti verdeggianti originarie del Cile, Madeira e Tasmania, con voi, in primo piano, ricoperti da 15 strati fatti di piumini e sciarpe. Una giungla nel profondo nord: i giardini del Glenveagh Castle, nel contesto irlandese, sono assolutamente un ossimoro.
L'ingresso al Parco Nazionale è chiaramente gratuito; a pagamento solo il castello e i giardini.

Oh, io ve l'ho buttata lì: se siete in zona, luoghi assolutamente da non perdere.
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Giorni di ponte questi, ideali per mescolarsi alle greggi di turisti che invadono le nostre italiche città d'arte. Come ovvio, sistematicamente ci si imbatte in un melting pot di stereotipi, dal giapponese che scatta foto come indemoniato all'italiano-tipo che urla al telefono.

Ora, indovinate un po' la nazionalità del seguente turista dal dettaglio presentato...vediamo quanto siete preparati in stereotipologia.

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Il 17 marzo, che quest'anno (sia lode a Iddio) cade di sabato, è giorno giuoioso per gli amici irlandesi che, oltre a festeggiare il compleanno del Trap (...), si riuniranno baldanzosi per celebrare quella che è la festa nazionale ormai più famosa del globo: il St. Patrick's Day.

Se anche voi siete habituè della suddetta festa, ma, fedeli al piano di austerity, non muoverete le terga dall'italico suolo, qui troverete qualche idea per festeggiare San Patrizio in madrepatria, senza rimpiangere troppo il fatto di non poter essere nei verdi lidi.

Se invece avete deciso di far girare l'economia, e, magari per la prima volta, vi farete qualche giorno a Dublino, tra una birra e l'altra ritagliatevi del tempo per fare i turisti veri e propri e approfittate delle audioguide gratuite ( ! ) della città messe a disposizione da Visit Dublin. Sono davvero fatte bene e, se vi destreggiate con l'inglese, avrete un'ampia scelta di itinerari. In caso contrario, vi dovrete limitare al Guinness iWalk, ma so che vi saprete accontentare.

Sláinte!

GIFSoup
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Quando si torna da un viaggio o da brevi gite, raramente lo si fa a mani vuote. Per ciò che mi concerne, nonostante parta con le migliori intenzioni ossia SPARTANITA' e SOLO L'UTILE E L'INDISPENSABILE (due donne, io e la bf, che si fanno tre giorni a Parigi munite di uno zainetto dell'invicta è ammirabile, dicetelo), bene o male va sempre a finire che rientro con carovane di trolley al seguito, riempite di ogni sorta di bendiddio riuscito a racimolare.
Rifarsi il guardaroba o provvedere al rimpolpamento delle dispense con prelibatezze esotiche, può rappresentare cosa buona e giusta, ma dobbiamo guardarci in faccia ed ammettere con onestà cosa in realtà nascondiamo negli anfratti e nei doppifondi delle nostre valigie: i SOUVENIR(Z).

Nella categoria dei souvenir rientrano tutti quei monili, feticci, idoli, chincaglierie, reliquiario vario, dalla dubbia utilità e rappresentativo di clichè e stereotipi locali, con cui l'essere umano ama decorare la propria alcova, e quella di amici e parenti, col fine di rimembrare ( e far rimembrare) l'impresa pioneristica da egli compiuta.

Questi simpatici monili sono però spesso e volentieri oggetto di scherno per la loro inutilità e pacchianeria intrinseca. Noi che però andiamo fieri della nostra mancanza totale di buon gusto e del nostro trastullarci con fedeli riproduzioni di colossei, gondole veneziane e palle di vetro con la neve, rivendichiamo il pregio del souvenir pacchiano e lo eleviamo a simbolo di conquista del terrirorio.

Proprio per rendere onore alla nobile funzione del souvenir, quest'oggi aprirò le porte della mia umile dimora e vi guiderò in un breve tour tra le pacchianerie quivi ospitate.



Scoprite insieme a me cosa si cela negli antri della mia casa )
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Proust_viaggio
(massì, tagliamo le foto accazzo)
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Succede che i fuori programma, le cose che accadono all'improvviso e che sembrano semplicemente una rottura di coglioni, sono quelle che in realtà hanno il potenziale di donare momenti tra i più belli e felici, in quella maniera così pura e totalizzante da risultare quasi infantile. Tanto che a volte ci si chiede dove stia il senso di una vita fatta di giornate costantemente programmate nel minimo dettaglio, fitte di impegni da rispettare doviziosamente, e che inevitabilmente ci scaricano addosso quell'orrenda sensazione di ansia di prestazione. D'altra parte sperare di condurre un'esistenza preda degli eventi e dei colpi di testa del momento forse è un po' troppo da sognatori, o se davvero si è disposti a live in the moment nel senso più autentico dell'espressione, allora si deve essere pronti a rinunciare a molte cose ( e anche a molte persone) nella propria vita.
Ma per la maggior parte di noi penso che in fondo non sia necessario niente di così trascendentale: saper intervallare momenti di spontaneità ed egoismo (se così vogliamo chiamarlo) alla miriade di doveri e responsabilità di cui le nostre vite sono pregne, credo sia più che sufficiente.

Domenica pomeriggio avevo un impegno abbastanza formale che, una volta recatami in loco, avevo scoperto essere sfumato. Di ripiegare su un'uscita con amici e parenti, tutti impegnati in una poco lontana ( e per me poco esaltante) festa folk, non ne avevo la benchè minima voglia, quindi mi ero ritrovata, sola, a meditare su cosa fare del mio triste resto del pomeriggio. E' stato alzando lo sguardo al di sopra del livello di miei occhi che ho deciso cosa ne sarebbe stato...


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Quando c'è di mezzo la terra natia, in linea generale si ha la tendenza a parlarne in duplici termini di odio/amore. Questo è soprattutto vero per noi italiche genti, così avvezze ad incazzarci come iene quando pungolano il nostro orgoglio italico, ma altrettanto capaci di autolinciarci senza pietà. Ma così è giusto che sia, dato che credo sia bene diffidare di sentimenti radicalmente nazionalisti, che alla fin fine rischiano di diventare sempre qualcosa di paurosamente e pericolosamente estremista.
Cercare di vedere entrambi i lati della medaglia è quello che cerco di fare con l'amata madrepatria, ma anche, in termini più campanilistici, con il Veneto.

Se si cercasse una definizione della mia regione in grado di inglobarne, in due righe, sia pregi che difetti, credo che qualcuno non si farebbe problemi a dipingerla come "terra che ha veduto l'anima al diavolo". Senz'altro una considerazione pesante, tuttavia contiene in sè un fondo di verità. La verità di una terra che un tempo quasi ostentava valori di semplicità, di attaccamento alla terra e al calore del Focolare, e che ora si è votata agli altari del dio Denaro e di Sire Cemento. Una terra che poco si concede al sentimento, al divertimento e alla cultura, e più che essere conosciuta per grandi scrittori, intellettuali e politici, è nota esclusivamente per gli imprenditori. Imprenditori anche illuminati talvolta, ma accompagnati da una schiera di colleghi della piccola, media, grande imprenditoria che, con il supporto di amministrazioni locali sin troppo concessive, si è data alla cementificazione selvaggia e alla deturpazione del paesaggio. Personalmente ho sempre trovato incredibile come si potesse favorire con cotanta leggerezza una costruzione così intensiva e brutale di queste cattedrali di cemento armato che si vedono in giro e di immense zone industriali, con capannoni che 3/4 delle volte rimangono VUOTI, in una delle regioni tra le più turisticamente attive e visitate al mondo. Ma questo probabilmente è il risultato di una mentalità che riconosce come unica fonte di entrate il secondario, l'industria pesante, il sudore della fronte e la speculazione edilizia, non vedendo nella cultura e nel patrimonio artistico la memoria storica della propria terra ed una fonte importante di ricchezza, dato che si sta qui a parlare di grano.

Ultima novità in materia ad avermi lasciata a dir poco allibita è ciò che sta avvenendo a Padova. Zona Abbazia degli Eremitani-Casa di Galileo-Cappella degli Scrovegni, tanto per orientare chi si destreggia nella zona (ma anche chi non è proprio pratico, capirà che questa è una zona chiaramente turistica). In tale area storica vi è appena stato ultimato un parcheggio ( e vabbè), ed ora sono in progetto un GRATTACIELO di metri 104, e un AUDITORIUM che andrà a sorgere, attenzione, a meno di 200 metri dalla Cappella.
L'ampia opera di cementificazione già avviata ha modificato la capacità di assorbimento delle piogge da parte del terreno, e la prevista costruzione dell'Auditorium non fa altro che aumentare la preoccupazione generale, visto che la falda acquifera che lì vi passa, è direttamente collegata a quella che scorre sotto la Cappella (che già in passato ha avuto problemi di allagamento degli scantinati). Abbiamo già una volta rischiato di perdere gli Scrovegni,  a causa dell'inquinamento che aveva compromesso le decorazioni pittoriche , ed ora nuovamente li mettiamo a rischio con questa leggerezza.

Kiss of Judas * Giotto di Bondone by Carla216

Se volete dare il vostro contributo, qui c'è il sito del comitato che sta cercando di agire per la sua tutela, e qui una petizione online volta a chiedere QUANTOMENO vengano realizzate opere di ispezione e salvaguardia del sottosuolo della Cappella.

Spero ancora nel giorno in cui questa terra e l'Italia tutta, si renderà conto di quale tesoro ha per le mani. Forse arriverà.
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A leggere il titolo so che avrete pensato ad un post sui "terremotati del nord-est", e invece no, ho già dato largamente il mio su twitter. La maledizione del collasso globale alla quale mi riferivo, è quella che pare essersi abbattuta sui beni monumentali di tutta Europa: House of Parliament e Big Ben a rischio risucchio da parte del Tamigi, Pompei che ci crolla sono il naso (grande novità), e il Colosseo che, a quanto pare, perde pezzi a causa di una specie particolarmente aggressiva di piccioni teppisti (scuse pittoresche come queste solo noi italiani, eh...)
Giusto ora mi è giunta notizia che anche il Duomo di Colonia è a rischio, perchè pare barcolli sotto i colpi di batacchio della sua gigantesca campana e lo sferragliamento odierno dell'adiacente stazione dei treni.
Ai tempi germanici, ammetto che ragionai da turista, pensando che fosse una gran figata avere la stazione in pieno centro città, e potermi quindi evitare taxi, navette, trascinamenti trolley e conseguenti calli alle mani. Non pensando che, effettivamente, piazzare una stazione ferroviaria a fianco di una chiesa dei secoli XIII-XIX forse non era proprio una furbata (cose che dall'efficientismo germanico non ti aspetti comunque, eh).



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"I viaggi danno una grande apertura mentale: si esce dal cerchio dei pregiudizi del proprio paese e non si è disposti a farsi carico di quelli stranieri. "
Charles de Montesquieu
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Suvvia, liberiamo il turista di massa che è in noi! Che son soddisfazioni.
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Quando talvolta mi si chiede quali siano stati i viaggi più belli che ho fatto, spesso e volentieri il mio animo nostalgico ha la meglio, e mi ritrovo ad inserire nella mia speciale classifica "i viaggi sulla carta".

Da bambina, quando ero malata (spesso) o non ci si poteva muovere per gli impegni lavorativi dei miei, mamma estraeva le famose guide rosse del Touring Club ed era capace di portarmi con sè in fantastici viaggi immaginari tra quelle tristi carte stradali in scala 1:200.000. Non c'erano figure in quei libri, ma solo linee rosse, nere e gialle che si intersecavano e tanti nomi di città scritti fitti fitti. La cosa avrebbe dovuto scoraggiare o quantomeno annoiare un ragazzino - niente foto, niente palazzi o castelli - ma la verità è che la mia immaginazione era stimolata dai racconti della mamma che parlava di posti dove era stata o dove voleva andare, e dalla sua capacità di improvvisarsi capo-spedizione, ideando, sul momento, itinerari culturali e percorsi montani ed enogastronomici che avrebbero fatto invidia a qualsiasi catalogo dei più famosi tour operator.

Gli itinerari fantastici di mamma e il fatto di non potermi spostare quanto volevo, mi hanno indotta a desiderare profondamente il poter continuamente viaggiare da grande, e mi hanno insegnato quanto il non avere subito ciò che si desidera, sia positivo a volte, quanto ti insegni a lavorare per ottenerlo. E quanto poi sia maggiore la soddisfazione una volta arrivato dove volevi arrivare.
Questo mi fa capire, ancora di più, il perchè ogni volta che mi ritrovo con lo zainetto in spalla o il trolley al seguito, mi sembra di volare 10 metri da terra.


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Sono sicura che anche voi, tutte le volte che vi veniva chiesta la vostra professione dei sogni, avevate in serbo per il vostro interlocutore delle opzioni professionali pittoresche, da buttare lì con l'intenzione di fare gli spiritosoni. Per quanto mi riguarda non so quante volte, alla fatidica domanda, rispondevo con buffe alternative quali assaggiatrice di sacher torte, pettinatrice di bambole o collaudatrice di materassi. Quello che però non mi aspettavo era l'esistenza effettiva di certe strambe professioni, tra l'altro lautamente pagate. In questo senso mi si è aperto un mondo qualche anno fa, quando, a seguito di una scorrazzata per la Provenza, feci tappa a Grasse, stazione climatica poco distante dalla Costa Azzurra e capitale mondiale del profumo. Fu lì che scoprii che esistono persone pagate profumatamente ( è il caso di dirlo) per le proprie doti olfattive. Genti che, di professione, fanno I NASI.

Grasse, dalla fine del XVIII secolo, ospita una fiorente industria profumiera, e ad oggi conserva il titolo di città regina del profumo, con 65 ditte che vi mantengono ancora la sede. Le tre profumerie storiche ( la Fragonard, la Molinard e la Galinard) sono dotate di un museo interno e mettono a disposizione del visitatore delle guide pronte ad accompagnarlo in tour aziendali gratuiti.

Grasse [F], 1999.

E' stato proprio durante la visita ad una di queste profumerie, che scoprii l'esistenza di queste figure professionali, pagate fior di quattrini affinchè creino nuove colonie e riconoscano le loro varie componenti. A quanto pare di nasi ve ne sono pochissimi al mondo e compiono tutti un "pellegrinaggio" a Grasse durante il quale seguono un percorso formativo volto a renderli capaci di riconoscere oltre 2000 essenze.
I nasi, oltre ad avere recettori olfattivi particolarmente sviluppati, devono essere poco inclini a raffreddori o a reazioni allergiche. Non fosse per questi piccoli particolari, avrei sicuramente votato la mia intera esistenza a questa professione.

Se siete in Costa Azzurra o in Provenza, non fatevi mancare una capatina a Grasse, e se volete fare la conoscenza di un naso, approfittate di una visita alla profumeria Molinard, dove potrete incontrarne uno che vi aiuterà a creare il vostro profumo personalizzato. Esperienza inebriante.

Dog nose
Image By Elucidate (Own work) [CC-BY-3.0], via Wikimedia Commons
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Sarà l'arrivo del Natale, sarà il mio animo profondamente bastiancontrario, sarà il rifiuto che provo per questa festività da qualche anno a questa parte, sta di fatto che oggi sentivo l'impellente bisogno di parlarvi di Pasqua.
Sì, di Pasqua e di morte.


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AVVISO AL LETTORE. Questo post, se inserito in portali diversi da quello originario, è da considerarsi prelevato senza consenso dell'autore.


Se foste stati seduti tra i banchi, costretti a sorbirvi una lezione di tecnica del linguaggio della promozione turistica, come prima cosa vi sarebbe stata snocciolata la definizione di “viaggio” contemplato come un’esperienza multisensoriale, ossia come un percorso a 360° atto a coinvolgere tutti e cinque i sensi del turista-viaggiatore. Quando questo comandamento fu spiattellato alla sottoscritta, per la prima volta mi rispecchiai nell’asciutta definizione di un libro di testo e quella descrizione trovò riscontro nella mia realtà di viaggiatrice che ama vivere l’esperienza ‘di pancia’. In un’esperienza di viaggio completa, si compiace soprattutto l’occhio, ma deve esserlo a sua volta l’udito, grazie ai suoni di una città, come anche l’olfatto e il gusto, magari grazie a piatti e sapori tipici del posto. Quello che però ho riscontrato sotto un personale punto di vista, è come in ogni viaggio, in ogni meta, in ogni luogo che visito, prevalga la sollecitazione di uno soltanto dei cinque sensi. Una città, secondo il principio delle associazioni mentali, per me può essere un odore o un suono. Un colore o un sapore. Uno scorcio o un profumo particolare.

Se, per esempio, penso ad Amsterdam, mi viene istantaneo associarvi il suono delle campane. Che nella capitale olandese non corrisponde al semplice picchiare del batacchio sull’ottone, ma a suggestive melodie di carillon diffuse dalle cime dei campanili. Già ne avevo letto ne Il Diario, nel quale Anna Frank faceva riferimento alle campane della adiacente Westerkerk, chiesa dotata del carillon più sonoro della città, come ad un suono che le dava conforto.

Torre campanaria Westerkerk
Quello che però non mi aspettavo era la sensazione che regala un Beethoven suonato ai quattro venti mentre passeggi per i viottoli e tra i canali. O la bellezza del venir svegliati da queste armonie che infondono questo senso di pace e tranquillità (detto da una che come sveglia sul cellulare si è messa i Rage Against The Machine, poi…). Un’atmosfera davvero unica e la sensazione che queste campane non ci si stancherebbe veramente mai di sentirle.

(Queste sono le campane che mi destavano nei miei mattini olandesi)
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Dio solo sa se avrei preferito evitare di scrivere un post come questo. Ma purtroppo, dinnanzi a certi SPIACEVOLI INCONVENIENTI, non si può fare altrimenti.

Quando ho aperto questo spazio nel 2009, non avevo di certo velleità di mega-protagonismo, nè tantomeno l'intenzione di creare un impero web che mi permettesse di trarre un profitto economico ( i proventi MILIARDARI derivanti dalla pubblicità adsense che vedete sopra, vanno interamente a LiveJournal, io non vedo un cent). Se avessi avuto l'intenzione di ricavare dei soldi dalla gestione di un blog, non avrei di certo scelto una piattaforma come LiveJournal che, come sappiamo, non sta simpatica a Google e non ne scala le classifiche. Quando ho aperto il fedele CAPA TANTA, avevo bisogno di uno spazietto mio, nel quale delirare in piena libertà, esprimere il mio punto di vista su cose-fatti-cavoli vari, e nel quale poter rispolverare una passione messa nel cassetto da tempo (lo scrivere) che mi serviva, e mi serve tuttora, ad estraniarmi ed evadere da una vita che dire che sta andando dimmerda è un eufemismo. Ma magari di questo ne parleremo in futuro, se mai mi sentissi di farlo. Avrei potuto inoltre farmi una ristretta cerchia di contatti e lockare il journal. Ma non l'ho fatto perchè, oltre a voler garantire la lettura a delle persone carinissime che so mi seguono e non hanno l'account, io, povera idiota, amo il dibattito e la libertà di leggere e commentare le mie schifezze la volevo potenzialmente elargire ad un ipotetico "tutti".

Arriva poi il momento in cui, naturalmente, ci si imbatte in una mente superiore. Un furbone che, deciso che sul web TUTTO E' LIBERO, fa un bel frame del tuo post, lo inserisce nel suo portale e lo usa a fini commerciali. Perchè sì CARO CHE SO MI STAI LEGGENDO, quello che stai facendo è usare post altrui per rimpinguare le tue tasche, nonostante tu, in un bizzarro disclaimer paraculante affermi il contrario. Il fatto che tu scriva "noi non utilizziamo contenuti altrui [ nooo ndr], ma contenuti distribuiti liberamente tramite il meccanismo dei feed" è, lasciatelo dire, alquanto ilare. Il fatto che i miei contenuti siano reperibili tramite "feed pubblici" , come ci tieni a ribadire, non sta a significare che tu possa utilizzarli per un tuo tornaconto personale. Ti faccio infatti presente che tutto quello che sta su questo blog è pubblicato sotto Licenza Creative Commons che prevede l'opera non possa essere utilizzata da terzi per FINI COMMERCIALI (e tu, oltre ad inserire banner pubblicitari, offri anche un servizio di consulenza). Il disclaimer chilometrico che poi hai inserito nel tuo portale è, lasciatelo dire, la rappresentazione della tua coscienza sporca. Uno che è consapevole di fare le cose nel rispetto della legalità, non ha bisogno di riempire una pagina di paraculaggini. E, per ultima cosa: o fai l'aggregatore, od offri un servizio a pagamento, non entrambe le cose.

Come ho detto avrei preferito di gran lunga evitare questo post, ma, ecco, se questo può servire anche a mettere in guardia altre persone, sono lieta di averlo fatto.
La cosa che mi dispiace di più è che questa cosa venga fatta per i post di carattere turistico. E' una materia alla quale tengo particolarmente ed avevo piacere di scriverne ancora in futuro, perchè, molto poco modestamente e mi scuserete per questo, ritengo che il mio modo di intendere il turismo sia una cosa che valga la pena di essere esplorata, conosciuta ed anche imitata. Non perchè sia chissà che pioniera, esploratrice e scopritrice di gioielli nascosti, ma perché credo sia ancora poco diffusa una visione del turismo che unisce alla visita di piacere, uno spunto di riflessione e di crescita personale. Pare che però dovrò stare attenta a quello che scriverò. Bah.

Son robe ragazzi, son robe.
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Profanando il sacro verbo di Tonino Guerra, direi che per me viaggiare è il profumo della vita. Muovermi, spostarmi, percorrere, vagabondare. Sono attività vitali e rigeneranti, e chiunque in passato si sia trovato a condividere un'esperienza del genere in mia compagnia sa bene cosa voglio intendere.

Diciamo che in linea di massima non sono una persona riposante e tanto meno lo posso essere in viaggio.
I villaggi turistici, le carovane di visitatori, e i greggi al seguito di una guida-pastore, armata d'ombrellino di segnalazione d'ordinanza, non sono per me. Questo essenzialmente perchè non credo nella vacanza relax dove si è preda dell'animatore/vessatore di turno, e perchè ritengo che la parte migliore del viaggio non sia la meta, ma, appunto, il tragitto.

Quello che vado a visitare è sì importante, è l'input che mi sprona a preparare la valigia e partire, ma state pur certi che di un viaggio ricorderò i dettagli, i particolari che magari agli occhi di alcuni parranno insignificanti. Le coincidenze prese per un pelo, i tassisti asiatici in Europa che si perdono nel traffico, le chiacchiere scambiate con il compagno di scompartimento in vena di confidenze, le donne velate che fanno la spesa al mercato, le ciocche di capelli rinvenute all'interno delle portate (truestory). Questo perchè vivo le difficoltà incontrate e i piccoli usi del posto come un qualcosa di esotico, pittoresco, divertente, come un'occasione per imparare cose nuove e stimolanti, come un qualcosa che mi fa sentire viva.

State pur certi che se vi perderete con me nel bel mezzo del nulla, non mi metterò a frignare in preda al panico, ma riderò talmente forte da farmi venire le lacrime agli occhi. Non so se sia qualcosa di malato (probabilmente), o se sia semplicemente l'animo italico del "dai-tanto-in-qualche-modo-ce-la-caviamo-sempre" che ha il sopravvento. La cosa certa è che ho sempre condiviso la teoria del "viaggio-metafora di vita", il gusto di perdersi, il fare deviazioni, il decidere al momento un cambio di rotta. Il lasciare a casa le proprie convinzioni e pregiudizi ed essere aperti al Nuovo.
A voi, viaggiatori e non turisti che la pensate come me, vi sento vicini nell'animo, e vi dedico questa canzone.


 Lyrics:

Il viaggio non è l'emozione di attimi pericolosi
il viaggio è la gioia del tempo
pericolo è stare rinchiusi

Direzione casuale, non prevede sosta
chi viaggia detesta l'estate
l'estate appartiene al turista

Il viaggiatore viaggia solo
e non lo fa per tornare contento
lui viaggia perchè di mestiere ha scelto il mestiere di vento.


Mischiare presente e ricordi, le strade possibili fatte
fu forse salsedine o neve
fu forse ponente o levante

L'amore lasciato sospeso, qualcuno ne approfitterò
ma questo riguarda il ritorno
remota possibilità

Il viaggiatore viaggia solo
e non lo fa per tornare contento
lui viaggia perchè di mestiere ha scelto il mestiere di vento.

Se impari la strada a memoria di certo non trovi granchè
se invece smarrisci la rotta
il mondo è lì tutto per te

Paese significa storia e storia significa lingua
impara la tua direzione
da gente che non ti somiglia

Il viaggiatore viaggia solo
e non lo fa per tornare contento
lui viaggia perchè di mestiere ha scelto il mestiere di vento.

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