Come forse già enarrai, il periodo delle scuole dell'obbligo fu per la sottoscritta una lenta agonia, fatta di una ripetizione perpetua di umiliazioni che potevano essere pubbliche, celate agli occhi dei più, fisiche o, peggio, morali [tutte cose che, potete immaginare, durante la crescita hanno portato vagonate di autostima]. Ogniqualvolta mi trovavo ad affrontare il momento della conclusione di un ciclo di studi, era un tripudio di gioia, più che per il risultato ottenuto, per la conquistata libertà, un po' come se mi fossi vista aprire dinnanzi le porte della Bastiglia, o la via di fuga dalle carceri di Guantanamo. I compagni di cella erano quelli che facevano il grosso del lavoro sporco, ma, durante un certo periodo, diciamo che anche le guardie penitenziali hanno dato il loro contributo [cogliete le fini metafore]. Credo sia da lì che mi è sorta una certa intolleranza per le autorità in generale, che mi ha portata, più in là con gli anni, a conquistarmi la fama di "ribelle" per la nonchalance con la quale mandavo a cagher [finesse] gente dimmerda che si faceva forza della sua posizione gerarchicamente favorevole per fare il buono e il cattivo tempo. Perchè è così che funziona, a quello che non ha paura di parlare gli si dà sempre sta etichetta folcloristica del "ribelle", di un fuorilegge che non rispetta tacite regole del quieto vivere, non volendolo chiamare per quello che in fondo è: un semplice amante della verità. Ma non divago oltre, torno alla questione centrale del post.
Come succede da qualche anno a questa parte, ricevo cortesi inviti per impedibili cene di classe! Ovviamente, irrimediabilmente declinate. Attenzione però, perchè dopo tutto l'innegabile pesante trascorso, e aver cercato di spiegare ad alcune persone le motivazioni per questi miei inamovibili rifiuti (come se ce ne fosse bisogno), mi son sentita dire che "m'attacco al passato". M'attacco al passato e non perdono, accidenti che cattiva cristiana che sono :(
La questione è che, in verità, questa gente credo di averla perdonata nel momento in cui ho cominciato a raccontare questi eventi , a lungo taciuti per vergogna, senso di colpa ed orgoglio (lo stesso orgoglio che in questo momento mi consiglierebbe di tornare indietro e cancellare quanto scritto per paura di sembrare patetica). L'ho ben perdonata sta gente sì, un po' per liberarmi del magone, un po' perchè mi sono resa conto che a taluni il destino non ha riservato delle circostanze rosee.
Ma il fatto che non stia qui a rosicarmi perennemente il fegato a pensare a codesti individui, non implica che io debba considerarli una degna compagnia con la quale trascorrere un venerdì sera. Per quanto io non le possa odiare, queste sono persone che non si sono mai pentite dell'accaduto e dalle cui bocche non ho mai sentito uscire uno "scusa". Mi posso fidare di costoro? No. Voglio davvero impiegare il mio spare time con persone che da me vogliono solo ricavare nuovo materiale per il gossip da raccontare ad amici, parenti e comari di paese? Ma anche no.
Già si è costretti a fingere, fare la bella faccia, tutto il dì al lavoro o in situazioni formali; ora davvero sentite il bisogno di continuare la recita anche nel vostro tempo libero?
Io passo, grazie, a costo di fare la figura di quella che "s'attacca al passato".
Comunque, eh, come al solito: oltre al danno, la beffa.
Come succede da qualche anno a questa parte, ricevo cortesi inviti per impedibili cene di classe! Ovviamente, irrimediabilmente declinate. Attenzione però, perchè dopo tutto l'innegabile pesante trascorso, e aver cercato di spiegare ad alcune persone le motivazioni per questi miei inamovibili rifiuti (come se ce ne fosse bisogno), mi son sentita dire che "m'attacco al passato". M'attacco al passato e non perdono, accidenti che cattiva cristiana che sono :(
La questione è che, in verità, questa gente credo di averla perdonata nel momento in cui ho cominciato a raccontare questi eventi , a lungo taciuti per vergogna, senso di colpa ed orgoglio (lo stesso orgoglio che in questo momento mi consiglierebbe di tornare indietro e cancellare quanto scritto per paura di sembrare patetica). L'ho ben perdonata sta gente sì, un po' per liberarmi del magone, un po' perchè mi sono resa conto che a taluni il destino non ha riservato delle circostanze rosee.
Ma il fatto che non stia qui a rosicarmi perennemente il fegato a pensare a codesti individui, non implica che io debba considerarli una degna compagnia con la quale trascorrere un venerdì sera. Per quanto io non le possa odiare, queste sono persone che non si sono mai pentite dell'accaduto e dalle cui bocche non ho mai sentito uscire uno "scusa". Mi posso fidare di costoro? No. Voglio davvero impiegare il mio spare time con persone che da me vogliono solo ricavare nuovo materiale per il gossip da raccontare ad amici, parenti e comari di paese? Ma anche no.
Già si è costretti a fingere, fare la bella faccia, tutto il dì al lavoro o in situazioni formali; ora davvero sentite il bisogno di continuare la recita anche nel vostro tempo libero?
Io passo, grazie, a costo di fare la figura di quella che "s'attacca al passato".
Comunque, eh, come al solito: oltre al danno, la beffa.