I giorni di ferie, in compagnia della prode
isha00, quest'anno si è deciso di farli ruotare, in vario modo, attorno al tema "montagna".
La montagna, ad esclusione degli appassionati che ne fanno spesso una vera e propria filosofia di vita, viene talvolta guardata con sufficienza o addirittura con un'ombra di derisione, in quanto si tende a collegare l'immagine delle alte quote con quella del montanaro ignorante che veste pelli di capra. Per non parlare poi del nonno burbero di Heidi e le caprette che fanno ciao. Un festival di tristi clichè che tralasciano il fatto che, spesse volte, si riscontra più saggezza ed intelligenza in persone che vivono a contatto con la natura in queste zone impervie, che in genti che hanno basato la propria esperienza di vita esclusivamente sui libri. Gli ostacoli aguzzano l'ingegno, come si suol dire. Senso pratico e umiltà sono altri due tratti che ho spesso riscontrato in questa gente. Chi sta in montagna e vive di agricoltura e allevamento è fatalista e raramente cade nella trappola del sentirsi onnipotente, come invece è accaduto, prima della recente crisi, a numerose genti inurbate. La gente che sta in montagna vive in balia degli eventi naturali tutti i giorni di tutto l'anno. Sa che basta una grandinata, l'eccessiva pioggia o qualche tempo di siccità per perdere il raccolto e mettere in ginocchio la propria attività. Sa che è nelle mani di una forza maggiore, la si voglia essa chiamare con il nome di Iddio o di Madre Natura. Naturalmente v'è anche il rovescio della medaglia, una certa chiusura mentale ed un fiero compiacimento nello stare chiusi nella propria piccola realtà, tuttavia vale la pena frequentare questi luoghi e questa gente per cogliere ciò che di positivo hanno da insegnare.
Questo agosto ho dedicato una settimana all'Alto Adige e, grazie all'escursionismo, ho avuto modo di apprezzare, oltre all'aspetto etnologico, anche le particolarità naturali della montagna.
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La montagna, ad esclusione degli appassionati che ne fanno spesso una vera e propria filosofia di vita, viene talvolta guardata con sufficienza o addirittura con un'ombra di derisione, in quanto si tende a collegare l'immagine delle alte quote con quella del montanaro ignorante che veste pelli di capra. Per non parlare poi del nonno burbero di Heidi e le caprette che fanno ciao. Un festival di tristi clichè che tralasciano il fatto che, spesse volte, si riscontra più saggezza ed intelligenza in persone che vivono a contatto con la natura in queste zone impervie, che in genti che hanno basato la propria esperienza di vita esclusivamente sui libri. Gli ostacoli aguzzano l'ingegno, come si suol dire. Senso pratico e umiltà sono altri due tratti che ho spesso riscontrato in questa gente. Chi sta in montagna e vive di agricoltura e allevamento è fatalista e raramente cade nella trappola del sentirsi onnipotente, come invece è accaduto, prima della recente crisi, a numerose genti inurbate. La gente che sta in montagna vive in balia degli eventi naturali tutti i giorni di tutto l'anno. Sa che basta una grandinata, l'eccessiva pioggia o qualche tempo di siccità per perdere il raccolto e mettere in ginocchio la propria attività. Sa che è nelle mani di una forza maggiore, la si voglia essa chiamare con il nome di Iddio o di Madre Natura. Naturalmente v'è anche il rovescio della medaglia, una certa chiusura mentale ed un fiero compiacimento nello stare chiusi nella propria piccola realtà, tuttavia vale la pena frequentare questi luoghi e questa gente per cogliere ciò che di positivo hanno da insegnare.
Questo agosto ho dedicato una settimana all'Alto Adige e, grazie all'escursionismo, ho avuto modo di apprezzare, oltre all'aspetto etnologico, anche le particolarità naturali della montagna.
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